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19/03/2024 00.00 - Radiocor
Recovery Fund: Gentiloni, natura temporanea limita benefici prestito comune. Strumento permanente sarebbe spina dorsale unione

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Bruxelles, 19 mar - 'La natura temporanea del Recovery Fund ci ha impedito di sfruttare appieno i benefici di questo prestito comune, in particolare in termini di costo del finanziamento. Invece la Ue trarrebbe enormi benefici da un bene sicuro permanente commisurato alle dimensioni della sua economia. Costituirebbe la spina dorsale di un'unione completa dei mercati dei capitali, sosterrebbe il ruolo internazionale dell'euro e completerebbe il nostro programma di sovranita''. Il commissario all'economia Paolo Gentiloni alla conferenza di Euronext a Parigi ha rilanciato il tema politico ed economico insieme dell'emissione di bond comuni come base finanziaria dell'autonomia strategica della Ue. E' un tema che comincia a dominare molte discussioni sulle prospettive del continente e fa parte del confronto elettorale. Pero' e' un tema tenuto in sordina in paesi chiave, a cominciare dalla Germania, ed evitato accuratamente dalla presidente della Commissione von der Leyen che e' candidata del Ppe (maggior partito europeo) a un secondo mandato. L'ex premier italiano, ormai vicino alla scadenza come tutta la Commissione von der Leyen in vista del voto Ue di giugno, ha voluto collegare il tema del prestito comune europeo (emissioni di bond per finalita' comuni) alla necessita' di una svolta sulla competitivita' che richiama decisioni politiche sulle quali non c'e' ancora consenso (anzi, c'e' profondo dissenso sia tra le famiglie politiche sia tra i governi). Quello di Gentiloni e' un richiamo all'urgenza: 'Se guardiamo i nostri concorrenti nel mondo, vediamo che non sono meno indebitati degli europei e che il loro sostegno alla loro industria e' piu' alto del nostro. Non sto dicendo che dovremmo adottare il modello americano o cinese. Ma non possiamo nemmeno sederci con le mani in mano. Gli europei dovrebbero reagire, per quanto possibile, insieme'. Non si vince la corsa per la competitivita' 'solo con le normative: siamo i migliori al mondo a regolamentare - a volte troppo bravi. L'ho detto diverse volte, ma permettetemi di ripeterlo qui: abbiamo bisogno di nuovi strumenti a livello europeo'. L'emissione di debito comune per progetti comuni (o di interesse comune) e' un passaggio verso una capacita' fiscale centrale permanente, il vero pilastro assente nell'unione monetaria la cui assenza in fondo ha costretto a ginnastiche regolamentari complicate dagli obiettivi non rispettati per quanto concerne i vincoli su deficit e debito. Per Gentiloni una capacita' centrale di bilancio 'e' fondamentale per finanziare i beni pubblici europei - in settori quali l'energia, l'innovazione o la difesa. Tutte le istituzioni economiche internazionali lo chiedono. All'epoca della definizione delle proposte di riforma delle regole di bilancio non lo includevamo nelle nostre proposte per non complicare un dibattito gia' impegnativo, ma e' giunto il momento di avviare questa discussione'. Il tema del divario di competitivita' diventa in questo quadro centrale: la reazione della politica economica alle crisi e dell'economia reale europea fanno ben sperare: la Ue si e' dissociata ampiamente dal gas russo ed e' riuscita evitare una recessione a livello della Ue; l'inflazione sta progressivamente tornando verso l'obiettivo della Bce; l'occupazione e' ai massimi storici; c'e' stabilita' finanziaria. Tuttavia, si tratta di choc per i quai e' stato pagato un prezzo tanto e' vero che l'anno scorso la crescita e' stata pari solo allo 0,4% ed e' stata negativa in 11 stati su 27. L'economia statunitense e' cresciuta del 2,5%. Quest'anno la crescita europea restera' modesta: 0,8%. Nel 2025 sara' dell'1,5%. Non c'e' da applaudire. Inoltre pesano le incertezze geopolitiche e il voto in molti paesi del mondo quest'anno a cominciare dagli Stati Uniti.  Dice Gentiloni: 'In questo contesto di crescenti tensioni geopolitiche e di crescita piu' debole, la questione della competitivita' dell'Europa e' in cima all'agenda economica. E molto collegata a cio' e' la questione della nostra sovranita', o autonomia strategica, in settori chiave'. Si teme che il divario con gli Stati Uniti 'possa ampliarsi ulteriormente e che continuiamo a perdere terreno rispetto ad altri attori globali. Non esiste una soluzione miracolosa per migliorare la nostra competitivita'. Ma se confrontiamo l'Europa con gli Stati Uniti, un contrasto sorprendente e' la profondita' dei mercati dei capitali, l'ineguale accesso delle imprese ai finanziamenti e il costo di finanziamento disomogeneo per le imprese in tutto il mercato unico'. Sono i temi su cui sta lavorando Mario Draghi che sta preparando un rapporto sul 'che fare' per rilanciare la competitivita' europea (sara' presentato dopo le elezioni) e sul quale ci sono molte, forse troppe, attese. Perche' la questione vera non e' l'analisi della situazione, bensi' identificare impegni precisi da realizzare e testare effettivamente la disponibilita' politica dei governi a metterli in pratica. E' questo il punto debole della Ue. Gentiloni non a caso sostiene che 'il completamento dell'Unione dei mercati dei capitali non e' un obiettivo in se', ma un ingrediente cruciale per sostenere gli interessi strategici piu' ampi della Ue e per contribuire a finanziare i nostri obiettivi comuni. Dobbiamo stabilire la sovranita' finanziaria dell'Europa. I nostri progressi finora non sono stati abbastanza rapidi, per essere diplomatici'. Senza un salto di qualita' del sistema finanziario europeo non si raccoglieranno i 650 miliardi di euro gli investimenti annuali aggiuntivi necessari fino al 2030 per la transizione verde e digitale. I mercati dei capitali europei restano piccoli e frammentati lungo i confini nazionali: in percentuale del pil la loro dimensione e' inferiore a quella degli Stati Uniti o del Regno Unito: la capitalizzazione del mercato azionario e' circa il 55% del pil per la Ue, 158% del pil negli Stati Uniti e 71% nel Regno Unito. Le imprese europee dipendono dai prestiti bancari per circa il 70% del loro finanziamento e dai mercati dei capitali per il restante 30%. Negli Stati Uniti e' quasi il contrario. Ne consegue che aziende in rapida crescita in cerca di capitale di rischio spesso guardano agli Stati Uniti (tanto per fare un esempio la svedese Spotify) quotata al Nasdaq. Inoltre, segnala Gentiloni, nuovi centri fintech competitivi ed ecosistemi innovativi del mercato dei capitali stanno emergendo molto rapidamente in luoghi come l'India e il Brasile.