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22/04/2024 - Il Sole 24 Ore
Scuole aperte d'estate per potenziare socialità e competenze chiave

Dopo un anno di pausa torna il piano estate nelle scuole che abbiamo conosciuto durante e dopo l'emergenza Covid. Ora come allora la raccomandazione è di usare i tre mesi abbondanti senza lezioni, che sono tornati di recente al centro del dibattito politico, da un lato, per il recupero della socialità e, dall'altro, per il potenziamento delle competenze varie: dall'orientamento alla cittadinanza, dalle lingue straniere alla musica e al teatro. In risalita anche i finanziamenti a disposizione; nell'iniziativa annunciata nei giorni scorsi dal ministro dell'Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, arrivano a 400milioni, che le scuole potranno chiedere online su base volontaria entro il 24 maggio. L'ultima volta, e cioè due anni fa, il suo predecessore Patrizio Bianchi aveva stanziato 280 milioni per le attività da calendarizzare a cavallo tra il 21/22 e il successivo 22/23. Quasi la metà dei 510 milioni stanziati sempre dal Governo Draghi nella primavera del 2021, quando però venivamo da 15 mesi di pandemia e di didattica a distanza o in presenza ma a singhiozzo. Gli interventi durante il Covid Prima di soffermarci sui dettagli del piano estate 2024 ripercorriamo le puntate precedenti. Era il 28 aprile 2021 quando l'allora ministro Bianchi illustrò la sua decisione di tenere aperte le scuole d'estate per offrire «un ponte» tra il vecchio anno scolastico funestato fino a gennaio dall'emergenza più dura del Covid e il nuovo che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto segnare il pieno ritorno alla normalità. Quel piano dell'epoca era articolato in tre fasi: le prime due (rispettivamente a giugno e a luglio/agosto) volte a riacquistare la capacità di stare insieme messa a dura prova dalla pandemia e la terza (a settembre) incentrata sul recupero degli apprendimenti annichiliti dai tanti mesi senza scuola. Cospicue le risorse all'epoca a disposizione, tra fondi emergenziali, Pon 2014/20 ed ex legge 440/1997 si era arrivati a 510 milioni, ai quali poteva aggiungersi il ricavato di una campagna di crowdfunding. Dodici mesi dopo il bis. Con una dote preventivata di 280 milioni per gran parte proveniente dal Pon 2014/20. Risultato: 45.994 moduli formativi realizzati (fino ad agosto 2022) per 794.722 studenti. Si è puntato soprattutto su questi sei assi: competenza multilinguistica, consapevolezza ed espressione culturale, Stem, competenza alfabetica funzionale, competenza digitale, sport. Il piano di Valditara Nel 2023 l'iniziativa non si è ripetuta. Torna invece nel 2024 e può contare, come detto, su 400 milioni che serviranno per finanziare attività di inclusione, socialità e potenziamento delle competenze per il periodo di sospensione estiva delle lezioni. Secondo i primi calcoli del Mim le risorse consentiranno di attivare oltre 65mila percorsi formativi che potranno interessare, in base alle proposte delle scuole, fino a più di 1,3 milioni di studenti; 1,714 milioni le ore aggiuntive di attività. In aggiunta ai 400 milioni citati, le scuole potranno attingere a ciò che resta dei 750 milioni del Pnrr per il contrasto alla dispersione scolastica e il superamento dei divari territoriali, dei 600 milioni, sempre del Piano di ripresa e resilienza, per azioni di potenziamento delle competenze Stem, e dei 140 milioni per le esperienze di scuola lavoro all'estero. La messa a terra dei finanziamenti, come illustrato alle sigle sindacali dai tecnici di viale Trastevere nei giorni scorsi, passerà per un avviso rivolto a tutte le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, statali e paritarie (non commerciali). I destinatari saranno gli studenti iscritti nel biennio 2023/2024 e 2024/2025. Per la presentazione e la gestione dei progetti sarà predisposta un'apposita piattaforma (denominata "Sif 2127"). L'adesione delle scuole è libera: c'è tempo fino al 24 maggio per inoltrare le candidature. I tempi di approvazione saranno rapidi; tra i criteri di selezione delle domande si prenderanno in considerazione, tra gli altri, il tasso di abbandono scolastico, il livello socio-economico delle famiglie e i divari territoriali, la parità di genere, la coerenza con il Piano triennale dell'offerta formativa (Ptof). Sarà concesso un ampio margine di manovra agli istituti che, da soli o in rete, in sinergia con l'ente locale e con il territorio di riferimento, anche tramite accordi e partnership con università e aziende del terzo settore, potranno sviluppare molteplici progettualità per incrementare e potenziare competenze di lingua straniera, di cittadinanza consapevole, di orientamento, come anche quelle inerenti all'ambito motorio, musicale, coreutico e in generale artistico-espressivo. Si potranno mettere in pista moduli di 60 ore per le realtà scolastiche più piccole, con finanziamenti che possono arrivare a 80mila euro (pari a circa 300 ore formative) per le realtà con un maggior numero di studenti. Le attività devono essere organizzate in moduli. Vale il criterio dei costi standard ed è prevista la figura del tutor, oltre a servizi di mensa e possibili sinergie e reti con il territorio, famiglie, università. I docenti che decideranno di aderire, anche loro su base volontaria, potranno essere remunerati nei limiti delle risorse disponibili. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

Eugenio Bruno, Claudio Tucci